Circolo del Libro – Jesi – Ancona

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Le due zittelle

Questa è la sezione per scrivere i vostri commenti sul libro

“le due zittelle” di Tommaso Landolfi

Postate numerosi :)

4 Commenti

  1. giosuè dice:

    Le due zitelle
    I primi capitoli del racconto trattano la descrizione della monotona vita che si svolge all’interno di un grigio appartamento nelle vicinanze di un convento.
    L’autore descrive nei minimi dettagli i personaggi e i dialoghi che animeranno la storia ed il lettore viene preso per mano dal narratore, che dialoga con lui cominciando a gettare indizi e spie luminose che, successivamente riveleranno la loro vera natura. Praticamente prende spunto dal racconto per arrivare, nel settimo capitolo, al punto focale, chiamando il lettore a rispondere su grandi interrogativi.
    E’ a questo punto del racconto nel quale il narratore sembra voler gettare d’un tratto la maschera e dire le cose come stanno, quali siano gli argomenti che gli preme davvero riferire.
    Si tratta delle pagine in cui si assiste al contraddittorio tra padre Tostini (un vecchio monsignore) e padre Alessio (un giovane prete), su quale debba essere la pena da infliggere alla “scimia” Tombo, colpevole di sacrilegio. La piccola comunità si spacca: alcuni sostengono la necessità di una soppressione purificatrice, contro chi ha osato profanare la sacralità della messa; Lilla, la seconda zitella, è invece affezionata a quell’animale che è solito accucciarsi sul suo ventre; infine, Padre Alessio si schiera con accanita convinzione a difesa della vittima, appoggiandosi alle ragioni della carità divina. Lo scontro tra due concezioni della colpa originale e sul principio dell’intangibilità di ogni creatura esistente, un modo per presentare due diverse maniere di “sentire” la religiosità rispetto ad una particolare questione.
    Sono pagine in cui il tono del racconto cambia e offrono un piccolo trattato teologico e morale, sono pagine in cui sembra di respirare l’aria di grandi temi e grandi questioni.
    In questo animato dialogo, padre Alessio grattando via la patina delle apparenze e delle convenzioni, dice una sua verità assoluta, e inaccettabile per gli interlocutori.
    Ci si ritrova di fronte alla lucida disquisizione sul libero arbitrio e sulla visione terrestre e divina del peccato tanto che il racconto (zeppo di simbolismi, come quello della figura di Tombo, che non possono ingannarci sulla reale natura di questo essere, incatenato ad una morale che non gli appartiene, e di cui paga le estreme conseguenze come spesso succede) diventa così una chance da cogliere al volo per confrontarsi con i grandi temi….un’occasione propizia per andare in profondità su questioni che “toccano” intimamente tutti coloro i quali si pongono domande ed ai quali non bastano le risposte preconfezionate, somministrate istituzionalmente.
    Per affrontare tali argomenti in modo non superficiale, non bisogna necessariamente credere, avere fede o appartenere ad una o ad altre fazioni religiose basta quella sana dose di curiosità e dubbio, già diretto appannaggio dell’umanità….. non farlo diventa un’occasione persa.

    giosuè

  2. Diego dice:

    Il nodo cruciale del racconto è senza dubbio la disputa teologica tra monsignor Tostini e padre Alessio, rispetto alla quale disputa perfino l’evento che l’ha scatenata, vale a dire l’atto sacrilego della scimmia Tombo, passa in secondo piano per lasciare la scena alle rispettive contrastanti concezioni del peccato.
    Il Tostini si fa portavoce delle posizioni più intransigenti, dogmatiche e conservatrici della Chiesa: c’è un peccato da lavare, è stato individuato anche un peccatore, è inevitabile che il peccatore debba essere punito.
    Padre Alessio al contrario sostiene una visione panteistica del mondo: dio ha creato tutte le cose, tutte le cose pertanto sono dio, per cui non ha senso parlare di bene e di male perché se si assumesse che esiste il male se ne dovrebbe dedurre che è stato creato da dio stesso; vengono così a cadere anche concetti come “libero arbitrio” e “peccato”.
    E’ singolare osservare come l’autore sembra prendere le distanze da entrambi i contendenti: più esplicitamente da padre Alessio dopo la sua sfuriata (”Povero Tombo! Peggior avvocato non poteva trovare”), ma più nettamente da monsignor Tostini.
    Questi infatti sin dalle prime battute, seppure rispettato e tenuto in odore di santità dall’opinione pubblica, viene tra le righe presentato come un personaggio costruito che “affetta indulgenza”, si sforza di “ostentare mitezza”, per rispondere alla questione in merito alla quale è stato interpellato intraprende un lungo pomposo discorso partendo da lontanissimo ed è visibilmente seccato quando viene interrotto dall’arrivo di padre Alessio, al quale si rivolge sempre con un ipocritamente paternalistico ed irritante “Giovanotto” o “Mio caro giovane”.
    Probabilmente allora l’autore non avalla nessuna delle due posizioni ed in ultima analisi quello che vuole comunicare al lettore è proprio la sua sfiducia nelle istituzioni ecclesiastiche in generale… oltre al grigiore della vita in un rione di provincia di inizio ‘900, dove inevitabilmente i salotti buoni odorano di muffa, i cortili sanno di risciacquatura, i giardini sono malinconici, ovunque si respira un’aria di grettezza e reazione e regna un riserbo ipocrita, come se su tutto si fosse posata “un’impalpabile polverina grigia”. Insomma, il contesto ideale per la vicenda del libro, dove sembra naturale e quasi ineluttabile che si sfoci nei fatti narrati. In tanto grigiore l’unica nota di colore è proprio la scimmia Tombo che per forza di cose non può venire accettata (in definitiva la sua condanna è già scritta a priori), come si può chiaramente leggere fuor di metafora nella Conclusione del libro, dove si parla del gracidare indolente e malinconico delle gazze che affollano il deprimente cimitero, in netto contrasto col canto vivace di qualche sporadica pica che di tanto in tanto vi si mescola venendone però presto allontanata perché la sua allegria non può essere accettata.

  3. Diego dice:

    Aiuto S.A., che è successo, perché mi è uscito il messaggio con tutti quegli “accapo accavolo”? E’ per caso un effetto del copia/incolla da Word?

  4. Simone - S. A. dice:

    Per ora l’ho sistemato io, ma la prossima volta non farlo più :)

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