Il libraio di Selinunte
Un libraio che non vende libri ma li legge ad alta voce.
E li legge a un ragazzo, l’unico che abbia orecchie per lui. Saffo, Pessoa, Tolstoj, Rimbaud…
…Perché “tutte le parole scritte dagli uomini sono forsennato amore non corrisposto; sono un diario frettoloso e incerto che dobbiamo riempire di corsa, perché tempo ce n’è poco. Un immenso diario che teniamo per Dio, per non recarci a mani vuote all’appuntamento”.
7.12.2005 00:39 at 0:39
Il libraio di Selinunte
Una favola “per grandi”, delicata, che coinvolge soprattutto per come viene narrata, che parla della lettura, dei libri e di come possono dare un significato alla vita.
Essa ci offre l’opportunità di riscoprire alcuni versi di celebri personaggi della letteratura universale come Pessoa, Manzoni, Sofocle, Tolstoj, Saffo, Shakespeare, Leopardi, Dante, Catullo, Rimbaud, Proust, Borges, Dostoevskij.
Questo romanzo è una canzone, ha la profondità di una poesia che ci apre il cuore con cose semplici, ci fa assistere ad uno spettacolo con noi protagonisti e spettatori allo stesso tempo, è una storia con un pretesto per guardarsi dentro, per parlare di sé, ed in questo racconto tutti i “lettori” lo faranno, verranno colpiti dall’incantesimo dei ricordi lontani, dei sapori, dei suoni e degli odori dell’eterno bambino racchiuso in noi.
Ci rispecchieremo nel libraio, nell’uomo notturno che gioca con la magia della parola, colui che può cambiare il mondo, che dà un senso al mondo, ma ci riscopriremo anche nel bambino che spia il libraio, e sogna.
E quando il libraio se ne va, portandosi via le parole, e con esse il significato stesso del mondo e delle cose, dentro di noi si fa strada un sentimento di rivalsa verso gli abitanti del paese che l’hanno scacciato, che sono gli abitanti del mondo, e verso quel mondo che non riesce a percepire la diversità come una qualità, spaventato dall’ignoranza che lo racchiude nel sua gretta, meschina ed atavica paura.
Il fatto che il libraio non venda libri ma li legga ad alta voce è perché si rivolge alle intelligenze ed ai sentimenti degli uomini attraverso le parole di grandi scrittori, perché vuole condividerne la profondità in una fantastica avventura intellettuale.
Tutto ciò fa nascere una riflessione, come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea:”Perché leggiamo?”
Forse perché ….
…le parole vanno lasciate parlare,
…ci devono dire qualcosa e noi dobbiamo saperle ascoltare,
…il loro mondo è fantastico ed appartiene a tutti e dobbiamo solo ascoltarlo per esserne scaraventati dentro,
…la lettura richiede del tempo, così nel romanzo come nella poesia, ed impone una riflessione che non finisce nell’emozione del momento,
…le parole che leggiamo sono la nostra storia, sono la possibilità di comunicare e di provare sentimenti,
…la parola è potere, potere che, chi l’ha usata con arte, lo regala a chi legge lasciandogli una grande eredità (…e quante altre benvenute curiose motivazioni).
…una miriade di libri copre il cielo e poi va a tuffarsi in mare e delle parole si perde ogni traccia…
Fa male non avere più parole, fa male non averle sulla bocca, fa male non averle nel cuore, fa male non averle nella mente, fanno male le lacrime di Primula, la ragazza di Nicolino che gli parla con gli occhi e piange quando non riesce ad esprimere tutto ciò che ha e che vorrebbe tirar fuori.
Ma c’è una speranza che tutto questo passerà e quando sarà soltanto un ricordo… lei staccherà la sua guancia dalla mia e guardandomi mi dirà: “Io ho una spina nel cuore quando sei lontano”.
Parole semplici, chiare, dirette ma che assumono un significato profondo a questo punto del racconto, che racchiudono tutto il sentimento e l’amore che esse possono esprimere nella loro bellezza.
Nell’aria parte piano una musica e nel sottofondo si sente cantare…
Così di notte, quando tutto era silenzio nella strada,
io scavalcavo la finestra e camminavo con le scarpe in mano,
e m’infilavo nella luce fioca della sua bottega,
per sentire la voce di quel piccolo uomo.
Così di notte in quella stanza dove mi dimenticavo il tempo,
io stavo ad ascoltarlo di nascosto mentre lui leggeva
parole di romanzi e versi come cose da toccare
e al frusciare di pagine mi sentivo volare…
e le parole come musica di seta
mi prendevano per mano,
e mi portavano lontano dove il cuore
non si sente più lontano:
dentro le immagini, nei libri e nella pelle
di chi aveva già vissuto cose tanto uguali a me;
nella follia d’essere uomo e nelle stelle
per andare oltre il dolore più inguaribile che c’è;
e le parole si riempivano d’amore,
le sue parole diventavano d’amore,
le sue parole diventavano l’amore
Così la notte,quando gli incendiarono la casa,
e la gente rideva e diceva che era finalmente ora,
capii che c’è davvero una diversità infinita
tra imparare a vivere e imparare la vite:
guardavo il pifferaio che si portava dietro le parole
e se le trascinava nella luce bianca della luna:
non si voltò, non si voltò neanche a salutare,
se le prese su tutte, e le gettò nel mare…
e le parole del libraio da quella sera
se ne andarono per sempre,
e mi lasciarono con gli occhi di un bambino
che non può sognare più:
tutte le sere torno con le scarpe in mano
per vedere se da qualche parte le riporterai;
di giorno provo a ricordarmele, ma invano,
troppi uomini non cambiano e non cambieranno mai:
parlano tutti, ma non dicono parole,
le loro cose non diventano parole:
mi manchi tu, mi mancano le tue parole…
Ma ci son sere che scendendo verso il mare
mi sembra come di sentirti, e non ti vedo:
ma se m’illudo che sia ancora tutto vero
quasi ci credo.
11.12.2005 23:20 at 23:20
In un mondo in cui i mezzi di comunicazione hanno raggiunto il massimo della loro potenza, c’è il rischio che il “mezzo” prevalga sul “contenuto” (bé, questo non è un mio pensiero, lo diceva McLuhan).
Secondo me, il romanzo di Vecchioni è la metafora di questo rischio.
Quel libraio brutto e deforme con i suoi libri vecchi simboleggia la memoria della bellezza dei contenuti, una bellezza, un’armonia che non siamo più in grado di riconoscere.
A meno che non abbiamo la curiosità di un Nicolino-Frullo…..
Che Dio ci conservi la curiosità!
28.02.2006 12:17 at 12:17
questo libro nn mi è piaciuto completamente
26.03.2006 20:00 at 20:00
Nemmeno a me…è troppo profondo per i miei gusti…non ci ho capito niente!
19.06.2007 22:04 at 22:04
è una lettura che carezza l’anima e l’intelligenza occorre lasciarsi andare per assaporarla e non porsi come adulti sapienti pronti al giudizio e al pregiudizio
11.01.2008 19:40 at 19:40
…ho iniziato e finito il libro nell’arco di una manciata di ore notturne e nelle succesive della tarda mattinata. l’ho iniziato ben predisposta, con entusiamo per il modo accattivante in cui mi si era autopresentato in libreria. immaginavo di trovarmi dinnanzi ad un piccolo capolavoro che alla mente mi portava accostamenti alla recente lettura del libro di quenau “i fiori blu” e a quella lontana di “cent’anni di solitudine”. L’effetto conclusivo si è rivelato abbastanza deludente sebbene a tratti originali per quanto riguardava la trovata della fabula. amo vecchioni e le sue canzoni, credo che ne sarebbe uscita una splendida canzone e ne uscito un libro simil-fantasy il cui personaggio del folletto dall’abitino verde ha causato il suo inabbissarsi.
3.05.2008 10:11 at 10:11
Un libraio che non vende libri ma li legge ad alta voce.
E li legge a un ragazzo, l’unico che abbia orecchie per lui. Saffo, Pessoa, Tolstoj, Rimbaud…
…Perché «tutte le parole scritte dagli uomini sono forsennato amore non corrisposto; sono un diario frettoloso e incerto che dobbiamo riempire di corsa, perché tempo ce n’è poco. Un immenso diario che teniamo per Dio, per non recarci a mani vuote all’appuntamento».
Vi svegliate un giorno e non avete più parole per dire «giorno». Scendete in strada e non avete più parole per dire «strada». Poi scoprite che la città è piena di smemorati come voi, che vagano sperduti in una nebbia di cose senza nome, incapaci di parlare e ricordare, incapaci di pensare. Perché tutti, quel giorno, avete perso le parole, le avete perse per sempre, ed è colpa vostra.
Soltanto un ragazzo, «Frullo», è salvo dall’incantesimo e può raccontare i fatti incredibili che hanno portato a tutto questo. Soltanto lui, perché ha conosciuto il libraio.
Un uomo misterioso, giunto in città con i suoi bauli pieni di libri e tanta voglia di raccontarli, più che di venderli. Accolto male dalla comunità perché diverso, straniero, e quindi estraneo, il libraio riesce a stabilire un magico legame solo con Frullo, che, nascosto dietro due pile di libri, lo ascolta leggere ogni sera i passi più belli dei grandi poeti e romanzieri di ogni tempo. E quelle parole, per Frullo come per ogni lettore, spalancano di colpo un universo di emozioni e di storie che hanno un’eco lunga, come una favola infinita.