Circolo del Libro – Jesi – Ancona

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Abbiamo letto Maiali nella Nebbia di Enrico Gentili
Stiamo leggendo La tredicesima storia di Diane Setterfield
Poi leggeremo La camera azzurra di Simenon Georges

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“frasi sottolineate”

12.01.2007 16:58 by Giosuè

Molto spesso leggendo un libro si ha l’abitudine di sottolineare delle frasi che ci sembrano importanti, soprattutto tra quelli proposti all’interno dell’associazione per la successiva discussione, lo facciamo perché quei passaggi sono forieri di messaggi speciali ai nostri occhi, ci fanno riflettere, ci inducono a soffermarci sulla loro importanza, ci allietano, ci incuriosiscono, ci fanno sognare, ci appassionano o soltanto….. ci piacciono!!
Prendendo in mano un libro non nostro ci saltano subito all’occhio quelle frasi sottolineate, quelle gocce di curiosità dell’altrui interesse, istantanee di riflessioni rubate giorno per giorno ed è proprio sulle frasi sottolineate da chi aveva avuto in mano quel libro prima di noi che soffermiamo i nostri pensieri…
È l’idea di un viaggio nell’altrui vitalità e passione, confidenze e confessioni, di voglie senza tempo, di luoghi comuni e di originali intuizioni, tanti libri con le frasi sottolineate e ognuno con un messaggio, profondo, sereno o disperato, amorevole o superficiale, qualche volta oscuro o risentito.
Desidero inaugurare questa sezione dedicata alle “frasi sottolineate” con una che ho letto ultimamente, parla di una famosa storia d’amore che l’autore si serve per raccontare di alcuni luoghi della capitale francese.
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“Chiamo Dio a testimone che se Augusto stesso, imperatore dell’universo, mi avesse fatto l’onore di offrirmi il matrimonio e mi avesse assicurato il perpetuo possesso di tutto il mondo, mi sarebbe parso più caro e più degno essere la tua puttana piuttosto che la sua imperatrice.”
Quale donna lancia un grido così carico di passione? La più intensa e misteriosa storia d’amore del Medioevo, la più sensuale, una delle più tragiche, modello di ogni successiva e romantica infelicità amorosa, d’ogni trasporto, d’ogni più completa dedizione carnale, è quella di Eloisa e Abelardo.
[…]Nel 1118 Abelardo aveva trentanove anni, Eloisa diciassette, […] la loro storia era cominciata nel 1116, quando la fanciulla aveva appena compiuto quindici anni. Di lui sappiamo che era uno dei professori più in vista della Parigi del tempo, di lei che discendeva da una famiglia dell’alta aristocrazia e che aveva la fama di adolescente sapientissima. Suo zio, canonico di Notre-Dame, l’amava come una figlia. Fu lui ad invitare il dotto professore in casa perché, nelle ore libere dagli impegni accademici, si facesse aio di quella promettente fanciulla, perfezionandone il sapere. Come nel caso di Paolo e Francesca, anche in questa occasione “galeotto fu il libro”. Le lunghe ore, diurne e notturne, trascorse insieme nella quiete d’una stanza, la crescente familiarità trasformata prima in dimestichezza poi addirittura in intimità, portarono il rapporto là dove era probabilmente inevitabile che arrivasse secondo lo schema tanto frequente dell’attrazione reciproca tra magister e discipula.
Il rapporto tra i due s’intensifica, diventa tumulto e passione: “col pretesto dello studio ci abbandonavamo perdutamente dell’amore… dinanzi ai libri aperti parlavamo più d’amore che di filosofia ed erano più i baci che le sentenze.
[…]Quando (Abelardo) morì, il 21 aprile 1142, in età di sessantatrè anni il corpo venne traslato nel luogo in cui Eloisa avrebbe custodito il sepolcro. E quando anche costei morì, il 16 maggio 1164, alla stessa età di Abelardo, la tomba venne aperta per deporre accanto al cadavere di lui quello della sua sposa. Secondo lo storico P. Bayle, che ha tramandato la leggenda, “si racconta un miracolo assai sorprendente che avvenne quando il sepolcro fu aperto per immettervi il corpo di Eloisa. Pare che Abelardo tendesse le braccia per accoglierla e che l’abbracciò”.
tratta da “i segreti di Parigi” di Corrado Augias.

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Ci provo pure io

26.06.2005 10:54 by Diego

Dietro calda esortazione del Venerabile S.A. ci provo pure io ad aprire un nuovo post (non rispondo dei danni che ne potrebbero scaturire. Come ho gi? detto, la mia intenzione originale era di raccogliere e condividere il monito del mebro benemerito Massimo a non farci prendere troppo la mano dallo strumento mediatico a scapito dei sani rapporti umani, anche se vista l’assiduit? con cui si “postano” messaggi su questo blog, direi che al momento il rischio è decisamente scongiurato ;-) .
Vista però la severa rampogna da parte del S.A. (baciamo le mani) in cui è incappato il suddetto membro Massimo, mi guarderò bene dal mettere in atto i miei propositi e mi limiterò a postare un altra poesia di Neruda, come del resto avrei promesso che avrei fatto, sempre tratta dalla raccolta “Veinte poemas de amor y una cancìon desesperada” e sempre con tanto di testo originale (anche se non ci si capisce molto, letto in orginale crea un effetto musicale che nessuna traduzione può eguagliare)

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Fanciulla snella e bruna, il sole che crea la frutta,
quello che incurva le alghe e fa granire i grani,
creò il tuo corpo gaio, i tuoi occhi di luce
e la tua bocca che sorride col sorriso dell’acqua.

Un sole nero e ansioso ti si avvolge a ogni filo
dei tuoi neri capelli, quando stiri le braccia.
Tu giochi con il sole come con un ruscello
e due oscuri ristagni lui ti lascia negli occhi.

Fanciulla snella e bruna, niente a te mi avvicina.
Tutto da te mi scosta come dal mezzogiorno.
Tu sei la gioventù frenetica dell’ape,
l’ubriachezza dell’onda, la forza della spiga.

Eppure, tenebroso, il mio cuore ti cerca:
amo il tuo corpo gaio, la tua voce svelta e lieve.
Farfalla bruna, dolce e definitiva,
come il frumento e il sole, il papavero e l’acqua.

Niña morena y ? gil, el sol que hace las frutas,
el que cuaja los trigos, el que tuerce las algas,
hizo tu cuerpo alegre, tus luminosos ojos
y tu boca que tiene la sonrisa del agua.

Un sol negro y ansioso se te arrolla en las hebras
de la negra melena, cuando estiras los brazos.
Tù juegas con el sol como con un estero
y él te deja en los ojos dos oscuros remansos.

Niña morena y ? gil, nada hacia ti me acerca.
Todo de ti me aleja, como del medio dìa.
Eres la delirante juventud de la abeja,
la embriaguez de la ola, la fuerza de la espiga.

Mi corazòn sombrìo te busca, sin embargo,
y amo tu cuerpo alegre, tu voz suelta y delgada.
Mariposa morena dulce y definitiva
como el trigal y el sol, la amapola y el agua.

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Poesia di Neruda

7.06.2005 12:30 by Simone - S. A.

Recentemente Lara e Diego ci hanno fatto assaporare alcune poesie di Neruda.
Le pubblico nel sito per dare la possibilit? a tutti di leggerle :)

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ODE ALLA VITA
di Pablo Neruda

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porter? al raggiungimento di una splendida felicit? .

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MI PIACI SILENZIOSA
di Pablo Neruda

Mi piaci silenziosa, perché sei come assente,
mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca.
Par quasi che i tuoi occhi siano volati via
Ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca.

Tutte le cose sono colme della mia anima
e tu da loro emergi, colma d’anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima
ed assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci silenziosa, quando sembri distante.
E sembri lamentarti, tubante farfalla.
E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva:
lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso.

Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti,
lucido come fiamma, semplice come anello.
Tu sei come la notte, taciturna e stellata.
Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice.

Mi piaci silenziosa perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Basta allora un sorriso, una parola basta.
E sono lieto, lieto che questo non sia vero.

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