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“frasi sottolineate”

Proviamo con una poesia tratta da un’opera alla quale Fabrizio De André si è ispirato per il suo disco “non al denaro, non all’amore né al cielo….

UN MALATO DI CUORE

Io non potevo correre né giocare
Quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
Non bere –
Perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
Blandito da un segreto che solo Mary conosce:
C’è un giardino di acacie,
Di catalpe e di pergole addolcite da viti –
Là, in quel pomeriggio di giungo
Al fianco di Mary –
Mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
L’anima d’improvviso mi fuggì.

Tratto da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters

“frasi sottolineate”

Molto spesso leggendo un libro si ha l’abitudine di sottolineare delle frasi che ci sembrano importanti, soprattutto tra quelli proposti all’interno dell’associazione per la successiva discussione, lo facciamo perché quei passaggi sono forieri di messaggi speciali ai nostri occhi, ci fanno riflettere, ci inducono a soffermarci sulla loro importanza, ci allietano, ci incuriosiscono, ci fanno sognare, ci appassionano o soltanto….. ci piacciono!!
Prendendo in mano un libro non nostro ci saltano subito all’occhio quelle frasi sottolineate, quelle gocce di curiosità dell’altrui interesse, istantanee di riflessioni rubate giorno per giorno ed è proprio sulle frasi sottolineate da chi aveva avuto in mano quel libro prima di noi che soffermiamo i nostri pensieri…
È l’idea di un viaggio nell’altrui vitalità e passione, confidenze e confessioni, di voglie senza tempo, di luoghi comuni e di originali intuizioni, tanti libri con le frasi sottolineate e ognuno con un messaggio, profondo, sereno o disperato, amorevole o superficiale, qualche volta oscuro o risentito.
Desidero inaugurare questa sezione dedicata alle “frasi sottolineate” con una che ho letto ultimamente, parla di una famosa storia d’amore che l’autore si serve per raccontare di alcuni luoghi della capitale francese.
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“Chiamo Dio a testimone che se Augusto stesso, imperatore dell’universo, mi avesse fatto l’onore di offrirmi il matrimonio e mi avesse assicurato il perpetuo possesso di tutto il mondo, mi sarebbe parso più caro e più degno essere la tua puttana piuttosto che la sua imperatrice.”
Quale donna lancia un grido così carico di passione? La più intensa e misteriosa storia d’amore del Medioevo, la più sensuale, una delle più tragiche, modello di ogni successiva e romantica infelicità amorosa, d’ogni trasporto, d’ogni più completa dedizione carnale, è quella di Eloisa e Abelardo.
[…]Nel 1118 Abelardo aveva trentanove anni, Eloisa diciassette, […] la loro storia era cominciata nel 1116, quando la fanciulla aveva appena compiuto quindici anni. Di lui sappiamo che era uno dei professori più in vista della Parigi del tempo, di lei che discendeva da una famiglia dell’alta aristocrazia e che aveva la fama di adolescente sapientissima. Suo zio, canonico di Notre-Dame, l’amava come una figlia. Fu lui ad invitare il dotto professore in casa perché, nelle ore libere dagli impegni accademici, si facesse aio di quella promettente fanciulla, perfezionandone il sapere. Come nel caso di Paolo e Francesca, anche in questa occasione “galeotto fu il libro”. Le lunghe ore, diurne e notturne, trascorse insieme nella quiete d’una stanza, la crescente familiarità trasformata prima in dimestichezza poi addirittura in intimità, portarono il rapporto là dove era probabilmente inevitabile che arrivasse secondo lo schema tanto frequente dell’attrazione reciproca tra magister e discipula.
Il rapporto tra i due s’intensifica, diventa tumulto e passione: “col pretesto dello studio ci abbandonavamo perdutamente dell’amore… dinanzi ai libri aperti parlavamo più d’amore che di filosofia ed erano più i baci che le sentenze.
[…]Quando (Abelardo) morì, il 21 aprile 1142, in età di sessantatrè anni il corpo venne traslato nel luogo in cui Eloisa avrebbe custodito il sepolcro. E quando anche costei morì, il 16 maggio 1164, alla stessa età di Abelardo, la tomba venne aperta per deporre accanto al cadavere di lui quello della sua sposa. Secondo lo storico P. Bayle, che ha tramandato la leggenda, “si racconta un miracolo assai sorprendente che avvenne quando il sepolcro fu aperto per immettervi il corpo di Eloisa. Pare che Abelardo tendesse le braccia per accoglierla e che l’abbracciò”.
tratta da “i segreti di Parigi” di Corrado Augias.