“frasi sottolineate”
Proviamo con una poesia tratta da un’opera alla quale Fabrizio De André si è ispirato per il suo disco “non al denaro, non all’amore né al cielo….
UN MALATO DI CUORE
Io non potevo correre né giocare
Quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
Non bere -
Perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
Blandito da un segreto che solo Mary conosce:
C’è un giardino di acacie,
Di catalpe e di pergole addolcite da viti -
Là, in quel pomeriggio di giungo
Al fianco di Mary -
Mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
L’anima d’improvviso mi fuggì.
Tratto da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters
28.01.2007 17:52 at 17:52
Per renderle giustizia la galleria di personaggi dell’antologia/album di cui sopra andrebbe citata per intero, ma non essendo possibile mi limito al “matto”
Frank Drummer (Un matto)
Da una cella a questo luogo oscuro-
la morte a venticinque anni!
La mia lingua non poteva esprimere ciò che mi si agitava dentro,
e il villaggio mi prese per scemo.
Eppure all’inzio c’era una visione chiara,
un proposito alto e pressante, nella mia anima,
che mi spinse a cercar di imparare a memoria
l’Enciclopedia Britannica!
Ed ora la versione, molto più poetica a mio parere, musicata da de André
UN MATTO (DIETRO OGNI SCEMO C’E’ UN VILLAGGIO)
Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz’ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.
E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l’ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.
Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
“Una morte pietosa lo strappò alla pazzia”.