Circolo del Libro – Jesi – Ancona

Leggeremo Anche Asimov


Abbiamo letto Maiali nella Nebbia di Enrico Gentili
Stiamo leggendo La tredicesima storia di Diane Setterfield
Poi leggeremo La camera azzurra di Simenon Georges

“frasi sottolineate”

13.01.2007 17:32 by Giosuè

Proviamo con una poesia tratta da un’opera alla quale Fabrizio De André si è ispirato per il suo disco “non al denaro, non all’amore né al cielo….

UN MALATO DI CUORE

Io non potevo correre né giocare
Quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
Non bere -
Perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
Blandito da un segreto che solo Mary conosce:
C’è un giardino di acacie,
Di catalpe e di pergole addolcite da viti -
Là, in quel pomeriggio di giungo
Al fianco di Mary -
Mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
L’anima d’improvviso mi fuggì.

Tratto da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters

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1 Commento

  1. diego dice:

    Per renderle giustizia la galleria di personaggi dell’antologia/album di cui sopra andrebbe citata per intero, ma non essendo possibile mi limito al “matto”

    Frank Drummer (Un matto)

    Da una cella a questo luogo oscuro-
    la morte a venticinque anni!
    La mia lingua non poteva esprimere ciò che mi si agitava dentro,
    e il villaggio mi prese per scemo.
    Eppure all’inzio c’era una visione chiara,
    un proposito alto e pressante, nella mia anima,
    che mi spinse a cercar di imparare a memoria
    l’Enciclopedia Britannica!

    Ed ora la versione, molto più poetica a mio parere, musicata da de André

    UN MATTO (DIETRO OGNI SCEMO C’E’ UN VILLAGGIO)

    Tu prova ad avere un mondo nel cuore
    e non riesci ad esprimerlo con le parole,
    e la luce del giorno si divide la piazza
    tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
    e neppure la notte ti lascia da solo:
    gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

    E sì, anche tu andresti a cercare
    le parole sicure per farti ascoltare:
    per stupire mezz’ora basta un libro di storia,
    io cercai di imparare la Treccani a memoria,
    e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
    continuarono gli altri fino a leggermi matto.

    E senza sapere a chi dovessi la vita
    in un manicomio io l’ho restituita:
    qui sulla collina dormo malvolentieri
    eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,
    qui nella penombra ora invento parole
    ma rimpiango una luce, la luce del sole.

    Le mie ossa regalano ancora alla vita:
    le regalano ancora erba fiorita.
    Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
    di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
    di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
    “Una morte pietosa lo strappò alla pazzia”.

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