“frasi sottolineate”

Molto spesso leggendo un libro si ha l’abitudine di sottolineare delle frasi che ci sembrano importanti, soprattutto tra quelli proposti all’interno dell’associazione per la successiva discussione, lo facciamo perché quei passaggi sono forieri di messaggi speciali ai nostri occhi, ci fanno riflettere, ci inducono a soffermarci sulla loro importanza, ci allietano, ci incuriosiscono, ci fanno sognare, ci appassionano o soltanto….. ci piacciono!!
Prendendo in mano un libro non nostro ci saltano subito all’occhio quelle frasi sottolineate, quelle gocce di curiosità dell’altrui interesse, istantanee di riflessioni rubate giorno per giorno ed è proprio sulle frasi sottolineate da chi aveva avuto in mano quel libro prima di noi che soffermiamo i nostri pensieri…
È l’idea di un viaggio nell’altrui vitalità e passione, confidenze e confessioni, di voglie senza tempo, di luoghi comuni e di originali intuizioni, tanti libri con le frasi sottolineate e ognuno con un messaggio, profondo, sereno o disperato, amorevole o superficiale, qualche volta oscuro o risentito.
Desidero inaugurare questa sezione dedicata alle “frasi sottolineate” con una che ho letto ultimamente, parla di una famosa storia d’amore che l’autore si serve per raccontare di alcuni luoghi della capitale francese.
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“Chiamo Dio a testimone che se Augusto stesso, imperatore dell’universo, mi avesse fatto l’onore di offrirmi il matrimonio e mi avesse assicurato il perpetuo possesso di tutto il mondo, mi sarebbe parso più caro e più degno essere la tua puttana piuttosto che la sua imperatrice.”
Quale donna lancia un grido così carico di passione? La più intensa e misteriosa storia d’amore del Medioevo, la più sensuale, una delle più tragiche, modello di ogni successiva e romantica infelicità amorosa, d’ogni trasporto, d’ogni più completa dedizione carnale, è quella di Eloisa e Abelardo.
[…]Nel 1118 Abelardo aveva trentanove anni, Eloisa diciassette, […] la loro storia era cominciata nel 1116, quando la fanciulla aveva appena compiuto quindici anni. Di lui sappiamo che era uno dei professori più in vista della Parigi del tempo, di lei che discendeva da una famiglia dell’alta aristocrazia e che aveva la fama di adolescente sapientissima. Suo zio, canonico di Notre-Dame, l’amava come una figlia. Fu lui ad invitare il dotto professore in casa perché, nelle ore libere dagli impegni accademici, si facesse aio di quella promettente fanciulla, perfezionandone il sapere. Come nel caso di Paolo e Francesca, anche in questa occasione “galeotto fu il libro”. Le lunghe ore, diurne e notturne, trascorse insieme nella quiete d’una stanza, la crescente familiarità trasformata prima in dimestichezza poi addirittura in intimità, portarono il rapporto là dove era probabilmente inevitabile che arrivasse secondo lo schema tanto frequente dell’attrazione reciproca tra magister e discipula.
Il rapporto tra i due s’intensifica, diventa tumulto e passione: “col pretesto dello studio ci abbandonavamo perdutamente dell’amore… dinanzi ai libri aperti parlavamo più d’amore che di filosofia ed erano più i baci che le sentenze.
[…]Quando (Abelardo) morì, il 21 aprile 1142, in età di sessantatrè anni il corpo venne traslato nel luogo in cui Eloisa avrebbe custodito il sepolcro. E quando anche costei morì, il 16 maggio 1164, alla stessa età di Abelardo, la tomba venne aperta per deporre accanto al cadavere di lui quello della sua sposa. Secondo lo storico P. Bayle, che ha tramandato la leggenda, “si racconta un miracolo assai sorprendente che avvenne quando il sepolcro fu aperto per immettervi il corpo di Eloisa. Pare che Abelardo tendesse le braccia per accoglierla e che l’abbracciò”.
tratta da “i segreti di Parigi” di Corrado Augias.

2 thoughts on ““frasi sottolineate””

  1. Ma come funzionerebbe questa sezione? Dove vanno scritte le citazioni, vanno aggiunte come commenti in questo post? Nel dubbio, non avendo trovato alcun link ed avendone diverse in canna, comincio col scriverne qualcina qui
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    Cominciamo con Luis Sepulveda – Incontro d’amore in un paese di guerra (romanzo a racconti)

    Credo di non essere un cinico, ma so che mi è toccato vivere in un’epoca che considera l’ingenuità una causa persa, e il caso viene presentato come succedaneo della volontà. Tutto appare programmato in anticipo e lentamente perdiamo la capacità di lasciarci stupire, di ammettere che l’insolito è possibile. (dal racconto “Vieni, voglio parlarti di Pilar Solòrzano)

    Alla fine ci si adatta. Ci si rassegna a perdere il Nirvana. Il peggior castigo non è arrendersi senza lottare. Il peggior castigo è arrendersi senza aver potuto lottare. E’ come gettare la spugna per l’assenza dell’avversario e anche se al pugile alzano la mano tra gli sbadigli, la sensazione di sconfitta perdura fino a trasformarsi in rassegnazione.
    (dal racconto “Storia d’amore senza parole”)

  2. Ed ora un ampio passo di “Spiriti”, libro in tipico stile Stefano Benni: ambientazione surreale e di fantasia ma con chiari riferimenti a situazioni della vita socio-politica reale. In particolar modo viene qui messa alla berlina l’ipocrisia delle cosidette “guerre umanitarie” e dei relativi “concerti di beneficenza”, che altro non sono che dei vergognosi business. E un po’ come facevano gli dei greci, scendono in campo e partecipano delle vicende umane anche alcuni Spiriti (che probabilmente simboleggiano i vari istinti umani) divisi in opposte fazioni: da una parte quelli che lottano per la conservazione della specie umana, dall’altra quelli per la sua distruzione, primo tra tutti lo Spirito del Potere. Buona parte dei dialoghi qui sotto, sono tra Max, il presidente fantoccio della superpotenza di turno (forse il meno cattivo dei cattivi) e Melinda, spiritello capriccioso e seducente schierato dalla parte della razza umana.
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    (si parla di “Giustizia”)
    Non mi piace questa parola. Tutte le volte che l’ho sentita pronunciare è successo qualcosa di terribile sull’Isola. Prima hanno ucciso i miei, poi i tuoi. La giustizia è una bella parola quando nasce, ma per strada perde calore e forza, diventa fredda e crudele. La giustizia è come il corallo. Sott’acqua è rosso fuoco, in terra muore e si scolora […]

    – Questa è la grotta degli scampati, e quella è la loro dea, la Madonna di sale – disse Melinda – Qua si rifugiavano gli antichi abitanti dell’isola, quando arrivava qualche invasione.
    – E questi disegni? – Disse il presidente, sfiorando la roccia con le mani.
    – Questi disegni sono la loro storia. Vedi le navi arrivano e i soldati sbarcano. Vengono e depredano. Rubano il grano, tagliano i boschi, portano via il bestiame. E uccidono chi si oppone.
    – Che tempi – disse il presidente.
    – Ed ecco il più crudele di tutti, il tiranno Metrone. Lui aveva bisogno di quest’Isola per farne una base per la sua flotta, e da lì spadroneggiare su tutti i mari. Arriva con la scusa di pacificare una faida, brucia e uccide. Dopo di lui c’è la guerra tra i popoli della montagna e quelli del mare. Poi una nuova invasione. Così per secoli e secoli, quest’Isola non trova mai pace.
    – Finché arriviamo noi – disse soddisfatto Max – guarda, qui c’è disegnato un aereo, e la gente ci accoglie con i fiori. E’ vero, abbiamo portato la pace: alberghi, campi da golf, aiuti umanitari, aspirine tranquillanti.
    – No, queste figure con le ali sono spiriti – rise Melinda – una antica superstizione locale. Questi disegni hanno più di mille anni. Io non ero ancora nata. E tu somigli un po’ a Metrone.
    – Scherzi. Guarda, c’è anche la nostra bandiera.
    – Le stelle esistevano prima della tua bandiera.
    – Che strana cosa – disse Max – con un brivido di freddo – Dipingere una storia dove nessuno la può vedere.
    – LA STORIA DEGLI OPPRESSI E’ TROPPO GRANDE PER ESSERE CHIUSA NEI LIBRI – disse Melinda – SOLO SPEZZANDOLE LE OSSA E TAGLIANDOLE LE ALI RIUSCITE A FARCELA ENTRARE. LA VOSTRA STORIA E’ PIU’ FACILE DA SCRIVERE, SCAVA UNA STRADA TRA LE ROVINE, NON CONOSCE SOSTE, CURVE, DUBBI, NON TORNA MAI INDIETRO, NON SOCCORRE I FERITI, NON RICORDA I MORTI.
    – Melinda, i tuoi studi di filosofia politica ti hanno rovinato. Noi siamo i padroni della storia, noi la rendiamo ordinata e comprensibile, e il mondo va dove noi lo spingiamo: in avanti.
    – Non più. I disegni di questa caverna lo mostrano. Dal primo buio si torna al buio. Avete perso la strada, state tornando indietro e non avete il coraggio di ammetterlo. Non c’è che miseria e morte davanti a voi. E solo chi sa ricominciare vivrà.[…]

    – Non ti ho amato come tu volevi – dissero gli occhi viola – e tu non mi hai mai visto, né sfiorato, né capito. Ma ora sono qui, e voglio che tu ti salvi, Max. Non ascoltare lo Spirito dei tempi. Ferma l’ordine di attacco. Sali sul palco e di’ che questo concerto è una farsa. Che avete usato questi volti e questi bambini, che domani li dimenticherete, che ricomincerete a uccidere, che sarete diversi dalle parole che avete detto e cantato, che siete servi di pochi miserabili potenti. Interrompi questa rovina, Max, lo sai anche tu che domani dovrai accettare cose peggiori, eppure sei rassegnato, perché?
    – Non sappiamo trovare altro, Melinda o Zelda, o chiunque tu sia – disse il presidente col volto tra le mani – non sappiamo immaginare altro. IL POTERE E’ QUESTO. FARE L’UNICA COSA CHE SI CREDE DI POTER FARE E FAR CREDERE ALLA GENTE CHE SIA L’UNICA COSA CHE SI PUO’ FARE. Smettila di tormentarmi.

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