Carissimi membri,
mi dispiace per la mia categorica presa di posizione in occasione dell’ultimo incontro; in particolare mi dispiace per Alessandra, autrice – nel pieno esercizio del suo diritto in qualità di “membro proponente” – della scelta da me boicottata.
Riconosco che il mio atteggiamento non si addice allo spirito del circolo, ciò nondimeno rimango fermo nella mia decisione.
Sono il primo a sostenere che il libro proposto andrebbe comunque letto (o per lo meno bisognerebbe provarci a leggerlo), anche nel caso non risulti di proprio gradimento o avanzi tesi non condivise. La questione cruciale però è che non riesco a riconoscere la dignità di libro allo pseudo pamphlet in questione, nel quale riesco a scorgere solo un insensato appello all’intolleranza e all’odio – o al limite il tentativo di rilancio di una popolarità un po’ in declino – che non fa altro che aggiungere ulteriore violenza alla violenza dei fatti gravissimi che lo hanno ispirato.
Pertanto, volendo cercare delle affinità (fatte le dovute proporzioni, ovviamente) con altri casi di megalomania, come ritengo legittimo rifiutarsi di leggere un inno all’odio come il Mein Kampf di Hitler o le varie autocelebrative “storie italiane” che ci propina regolarmente a domicilio prima di ogni elezione il Silvietto nazionale, allo stesso modo non credo di essere prevenuto nel boicottare a priori La rabbia e l’orgoglio, senza averlo letto.
Come ho detto all’incontro, quindi, non voglio assolutamente contribuire al successo economico-editoriale del “libro” incriminato: certo, non sono sicuramente i miei 10 euro o la mia mancata copia a fare la differenza, ma, come si dice, è una questione di principio; lo stesso principio, ad esempio, che ogni volta ci fa andare a votare pur consapevoli che il peso del nostro singolo voto è pari allo zero.
Ammetto che il mio atteggiamento possa sembrare eccessivo, da “molto rumore per nulla”, o un puntare i piedi un po’ infantile, o peggio veterocomunista paraocchiato, e non nego che possa essere un po’ di tutto questo. Non ho nemmeno la presunzione di affermare di agire in questo modo per coerenza, perché sono il primo a riconoscere di essere un concentrato di contraddizioni, ma se leggessi quel “libro” mi sembrerebbe di andare contro me stesso, di rinnegare quello che sono, le mie idee, quei pochi principi che ho, giusti o sbagliati che siano.
Accetto ogni critica, dicevo, tranne quella di spilorceria, per cui destinerò al fondo cassa del circolo il corrispondente del prezzo del “libro”, maggiorato dell’eventuale sanzione pecuniaria che Sua Santità Serenissima, il Segretario Assoluto, vorrà comminarmi.
Prego soltanto il suddetto Venerabile S.A., qualora voglia procedere ai miei danni in qualsivoglia maniera, di tener conto almeno della mia onestà intellettuale, visto che avrei comunque potuto comodamente evitare di comprare e leggere il “libro” senza espormi, dicendo ad esempio che ce l’avevo già e dando forfait con una scusa al relativo incontro.
Vi sottopongo infine (cioè provo ad allegarlo, ma so già che non ci riuscirò nemmeno stavolta, per cui prego anticipatamente il S.A. di porre rimedio) – che poi era questo il fine principale di questa arringa difensiva – una lettera aperta alla Fallaci, cui l signora non si è degnata di rispondere, apparsa sul Corriere nell’ottobre 2001, scritta da un altro ex-inviato di guerra recentemente scomparso, Tiziano Terzani….e la sua scomparsa, a mio modesto avviso e con tutto rispetto per la Fallaci, anche se ha fatto meno clamore è stata una perdita ben più grave per l’umanità.
È piuttosto lunga, ma merita decisamente di essere letta: qui l’approccio alla tragedia dell’11 settembre è ben diverso e tutt’altra è la profondità spirituale che pervade queste righe, dopo aver letto le quali “la bile e la vanagloria” della fu Fallaci appaiono davvero poca cosa e, personalmente, ancora più improponibili come lettura.
Il Sultano e San Francesco