Circolo del Libro – Jesi – Ancona

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Il Maestro e Margherita

25.03.2006 22:48 by Diego

Il venerabile S.A. mi ha ordinato di scrivere sul sito e diligentemente eseguo le sue disposizioni, propinandovi una pseudo-recensione, assolutamente non richiesta da nessuno, ma….Secretarius Absolutus, ergo Deus, vult!

Magari non sarebbe male se ogni tanto Sua Santità ingiungesse di esternare anche a qualcun altro; così, tanto per non avere l’impressione di star qui a parlare da solo come un deficiente.

Non so se ricordate un paragone che era ricorso più volte durante la piacevole cena a casa di Leandro, l’amico di Giosuè: anche a beneficio di chi non era presente ricordo che il suddetto paragone era “Herman Hesse sta a Bulgakov come Ave Ninchi sta a Moana Pozzi” (esteticamente parlando: non credo che si disquisisse in merito alle rispettive capacità di recitazione) e che era anche stato detto che Siddharta di Hesse-Ninchi è parecchio sopravvalutato.

La prima reazione che la cosa mi ha suscitato è stata quella di sentirmi un verme visto che non avevo letto niente di Bulgakov, poi ho fatto alcune considerazioni. In effetti Siddharta fa molto new age e fa fico dire di averlo letto ed apprezzato, ma io l’ho sempre considerato un po’ come il Che: non è colpa sua se le magliette con la sua faccia sono diventate un business e vengono prodotte direttamente negli Stati Uniti. Mentre ho sempre amato tantissimo “Narciso e Boccadoro” del medesimo autore. Quindi un po’ i sensi di colpa, un po’ la subentrata curiosità per Bulgakov che, a detta di persone tutt’altro che sprovvedute ma che anzi sapevano decisamente il fatto loro, surclassava il pur da me apprezzato scrittore tedesco, mi hanno spinto ad acquistare “Il Maestro e Margherita” l’opera massima dell’autore russo: quando si dice la forza della suggestione e la scarsa personalità!

Quindi non pago del mattone (inteso solo come volume, non come contenuti) di Steinbeck che stavamo leggendo, mi sono immerso contemporaneamente nella lettura di questo ulteriore cospicuo tomo. Ebbene, il romanzo in effetti è bello, le 500 e passa pagine non pesano affatto, molto ben scritto e profondo: in definitiva è un disperato urlo di denuncia contro l’oppressione della censura del regime stalinista ed un’accorata denuncia, intrisa di pungente ironia, contro la dominante classe letteraria asservita a tale regime, piatta, ipocrita e spesso anche delatrice, che mette al bando il Maestro, uno dei pochi scrittori autentici ed appassionati, e la sua infelice amata Margherita che lo seguirà ovunque, nella vita e nella morte. Perfino il diavolo in persona, sceso in terra sotto le vesti di un eccentrico esperto di magia nera, risulterà molto più umano, per lo meno nei confronti degli sfortunati protagonisti, degli stessi tronfi esponenti della borghesia letteraria a cui giocherà ripetuti tiri…diabolici.

Bello dunque, però…s’era capito, vero, che ci sarebbe stato un però?…però, dirò la verità, m’è piaciuto di più Narciso e Boccadoro.

Ecco, suppongo pertanto che ora sarò retrocesso a gretto superficialotto non in grado di cogliere la profondità degli scrittori, l’intima essenza delle loro opere, insomma indegno di frequentare ancora l’illuminato circolo: ma dai, con tutto rispetto, come si fa a preferire Ave Ninchi a Moana Pozzi?

E non cercate di consolarmi, tanto so già come andrà a finire: per la legge del contrappasso sarò condannato in eterno ad accoppiarmi con Ave Ninchi, mentre Leandro ed i suoi amici se la spasseranno con Moana (se non è in paradiso lei, con tutto il bene che ha fatto a così tanti uomini…!) facendosi beffe di me. Me tapino!

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La razza superiore

4.03.2006 01:55 by Diego

Voglio tentare un esperimento, vediamo se riesco ad allegare un file: si tratta di un racconto breve di una nostra “vecchia conoscenza”. Faccio anche una premessa per spiegare come mi è capitato per le mani: probabilmente non ve ne potrebbe “fregà de meno” né del racconto né della premessa, ma d’altronde sto sito lo vogliamo ravvivare un po’?

C’è un’associazione, Gruppo Solidarietà Come, che non so nel dettaglio di cosa si occupi, ma a grandi linee credo offra accoglienza in particolare a ragazzi centrafricani, che in cambio vanno per le città a vendere libretti di una collana (edizioni dell’Arco) avente per tèma l’Africa e trattenendo per sé un’onesta percentuale su quanto riescono a vendere. Si tratta per lo più di fiabe africane per bambini, poesie di poeti africani, ma anche l’Africa raccontata da Europei.

Ebbene tra questi ragazzi africani, ce n’è uno senegalese simpaticissimo, per il quale ormai sono diventato il suo pollo di fiducia e appena mi vede mi punta dritto perché sa che in un modo o nell’altro qualcosa riesce a mollarmi: al momento mi ha già appioppato quattro dei suoi libretti, ma ci sono buoni elementi per supporre che il computo non sia definitivo!

Al nostro primo incontro, credendo per altro che si trattasse di uno dei comuni venditori ambulanti che offrono preziose mercanzie come spicchi d’aglio o cd masterizzati di Al Bano Carrisi, ho cercato, senza smettere di camminare, di dissuaderlo con quello che nelle mie intenzioni avrebbe dovuto essere un sorriso di diniego cortese ma risoluto, ma che deve avergli fatto subito pensare: eccolo, finalmente l’ho trovato il bietolone! Basta che me lo lavoro un po’ ed è fatta.

E come m’ha lavorato! Sempre sorridendo mi ha chiesto: Ma si può sapere perché avete tutti tanta fretta qua in Italia?

Io ho scherzato sul fatto che procedevo con la mia consueta falcata da cento all’ora (metri, ovviamente) e tutto si poteva dire meno che andassi di fretta, ma qui avevo già il sospetto che fossi “fregato”.

Allora mi ha chiesto se fossi mai stato in Africa e io gli ho detto di sì, c’ero per l’appunto stato poco tempo prima.

“E non t’è servito a niente? Non hai visto come è diverso per noi il tempo, non hai visto che rapporto più armonioso abbiamo noi con il tempo? Noi siamo amici del nostro tempo, voi ne siete ossessionati, andate sempre di fretta.”

E che gli potevo ribattere se non che aveva perfettamente ragione? Senza poter più fingere sornionamaente di non comprendere che la fretta a cui si riferiva, non era tanto la fretta fisica quanto piuttosto un nostro atteggiamento mentale che ci impedisce di soffermarci ogni tanto a riflettere su quanto ci sta attorno forse per paura delle conclusioni che ne trarremmo e delle responsabilità che dovremmo assumerci.

Vabbè dai, m’è scappato, non volevo fare lo sputasentenze.

Comunque uno dei libri che mi ha rifilato, e che oltretutto sono anche belli, si intitola “Questa è l’Africa”. È una serie di racconti brevi di giovani scrittori italiani che in qualche modo hanno a che fare con l’Africa, e uno dei più interessanti di tali racconti, che TENTO di allegare, è proprio quello della nostra vecchia conoscenza Gianluca Morozzi, che si intitola “La razza superiore”.

Scarica: La razza superiore

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