Il Maestro e Margherita
Il venerabile S.A. mi ha ordinato di scrivere sul sito e diligentemente eseguo le sue disposizioni, propinandovi una pseudo-recensione, assolutamente non richiesta da nessuno, ma….Secretarius Absolutus, ergo Deus, vult!
Magari non sarebbe male se ogni tanto Sua Santità ingiungesse di esternare anche a qualcun altro; così, tanto per non avere l’impressione di star qui a parlare da solo come un deficiente.
Non so se ricordate un paragone che era ricorso più volte durante la piacevole cena a casa di Leandro, l’amico di Giosuè: anche a beneficio di chi non era presente ricordo che il suddetto paragone era “Herman Hesse sta a Bulgakov come Ave Ninchi sta a Moana Pozzi” (esteticamente parlando: non credo che si disquisisse in merito alle rispettive capacità di recitazione) e che era anche stato detto che Siddharta di Hesse-Ninchi è parecchio sopravvalutato.
La prima reazione che la cosa mi ha suscitato è stata quella di sentirmi un verme visto che non avevo letto niente di Bulgakov, poi ho fatto alcune considerazioni. In effetti Siddharta fa molto new age e fa fico dire di averlo letto ed apprezzato, ma io l’ho sempre considerato un po’ come il Che: non è colpa sua se le magliette con la sua faccia sono diventate un business e vengono prodotte direttamente negli Stati Uniti. Mentre ho sempre amato tantissimo “Narciso e Boccadoro” del medesimo autore. Quindi un po’ i sensi di colpa, un po’ la subentrata curiosità per Bulgakov che, a detta di persone tutt’altro che sprovvedute ma che anzi sapevano decisamente il fatto loro, surclassava il pur da me apprezzato scrittore tedesco, mi hanno spinto ad acquistare “Il Maestro e Margherita” l’opera massima dell’autore russo: quando si dice la forza della suggestione e la scarsa personalità!
Quindi non pago del mattone (inteso solo come volume, non come contenuti) di Steinbeck che stavamo leggendo, mi sono immerso contemporaneamente nella lettura di questo ulteriore cospicuo tomo. Ebbene, il romanzo in effetti è bello, le 500 e passa pagine non pesano affatto, molto ben scritto e profondo: in definitiva è un disperato urlo di denuncia contro l’oppressione della censura del regime stalinista ed un’accorata denuncia, intrisa di pungente ironia, contro la dominante classe letteraria asservita a tale regime, piatta, ipocrita e spesso anche delatrice, che mette al bando il Maestro, uno dei pochi scrittori autentici ed appassionati, e la sua infelice amata Margherita che lo seguirà ovunque, nella vita e nella morte. Perfino il diavolo in persona, sceso in terra sotto le vesti di un eccentrico esperto di magia nera, risulterà molto più umano, per lo meno nei confronti degli sfortunati protagonisti, degli stessi tronfi esponenti della borghesia letteraria a cui giocherà ripetuti tiri…diabolici.
Bello dunque, però…s’era capito, vero, che ci sarebbe stato un però?…però, dirò la verità, m’è piaciuto di più Narciso e Boccadoro.
Ecco, suppongo pertanto che ora sarò retrocesso a gretto superficialotto non in grado di cogliere la profondità degli scrittori, l’intima essenza delle loro opere, insomma indegno di frequentare ancora l’illuminato circolo: ma dai, con tutto rispetto, come si fa a preferire Ave Ninchi a Moana Pozzi?
E non cercate di consolarmi, tanto so già come andrà a finire: per la legge del contrappasso sarò condannato in eterno ad accoppiarmi con Ave Ninchi, mentre Leandro ed i suoi amici se la spasseranno con Moana (se non è in paradiso lei, con tutto il bene che ha fatto a così tanti uomini…!) facendosi beffe di me. Me tapino!