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Disfida…di Barletta

13.10.2005 10:50 by Diego

Visto che ad elogiare adeguatamente l’eminentissimo S.A. (le cui eccelse qualità divine, per altro, non scopriamo certo ora) ha già opportunamente provveduto il benemerito membro Massimo, volevo esprimere il mio apprezzamento per l’originale iniziativa di cui si è fatto carico il membro Gisuè: ci sono, secondo me, tutti i presupposti per una serata piacevole come quella del Decameron. Cioè, in linea di massima non sarei molto propenso al “buttarla sulla competizione”, ma se, come credo e spero, la disfida è poco più che un pretesto per una divertente serata tra amici dove non si parli (o per lo meno non esclusivamente) di calcio o del tempo, allora può uscirne fuori qualcosa di veramente interessante.

Non so quale meccanismo mentale mi si sia innescato, ma la storiella del pescatore e del businessman proposta da Giosuè come traccia iniziale mi ha immediatente richiamato alla memoria un’altra favoletta che in effetti non ha molto in comune con la prima, se non il confronto tra due diverse concezioni di vita: idealista-sognatrice l’una, pragmatica l’altra…con implicita ma evidente propensione dell’autore per la prima a scapito della seconda.
Ad ogni modo, anche se le analogie sono limitate, è comunque in tema visto che l’ho sentita raccontare dal prossimo autore che andremo a leggere, Roberto Vecchioni, il quale si è a sua volta ispirato (o ha ispirato, non so se è venuto prima l’uovo o la gallina ;) ) al finale de “L’alchimista” di Coelho. Vado a memoria…

Yamir Yussef viveva a Il Cairo e tutte le notti faceva un sogno: sognava un uomo tutto bagnato che si toglieva una moneta di bocca e gli diceva “Yamir, la tua fortuna è a Teheran, tu devi partire e andare a Teheran”.
Una notte, due notti,…sempre lo stesso sogno finché un giorno non si decise, prese il suo fagottino e partì per Teheran. Arrivò nella piazza principale all’imbrunire proprio un attimo dopo che erano passati dei briganti che avevano saccheggiato lasciando sul terreno morti e feriti. Quando arrivò la polizia, trovò Yamir solo in mezzo alla piazza come un fesso e, credendolo responsabile del misfatto, lo arrestarono, lo interrogarono e lo strapazzarono per benino facendogli perdere 18 chili. Dopo tre settimane arrivò il capitano che si rese presto conto della sua estraneità al fatto. Allora Yamir gli disse “E’ colpa del sogno, sono venuto qui per seguire un sogno”. Al che il capitano sorrise e gli rispose “Ma ragazzo mio, tu non devi dar retta ai sogni, sono tuttte cavolate. Pensa che io è da tre anni che faccio sempre lo stesso sogno: sogno sempre un giardino, dietro il giardino una meridiana, dietro la meridiana un pozzo e sepolto dietro il pozzo un immenso tesoro. Se ci avessi creduto sarei dovuto partire per cercarlo rovinandomi la vita, e invece no. Ti vedo molto male ragazzo: adesso ti faccio curare, ti faccio mangiare e poi te ne torni a casa lasciando stare i sogni.”
E così fu, dopo qualche giorno Yamir piuttosto ritemprato tornò a casa e andò nel suo giardino, passò il giardino, passò la meridiana, passò il pozzo…..e trovò l’immenso tesoro.

Forse però ho fatto male a “bruciarla” così? Magari poteva tornare utile nella singolar tenzone che ci accingiamo ad affrontare….vabbè, la si può sempre riciclare, basta non far trapelare niente all’opposta fazione!
I miei rispetti,
membro Diego.

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2 Commenti

  1. Simone - S. A. dice:

    Ok, sono stato coinvolto anch’io.
    Sarò dei vostri ma ad una condizione: parlerò di calcio e tempo :)

  2. Diego dice:

    Ovvio, il Segretario Assoluto per diritto divino è dispensato da qualsivoglia vincolo!

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